
Quando una diagnosi di demenza entra in casa, non colpisce solo il cervello del paziente: frantuma l’intero ecosistema di chi gli sta accanto. Da un lato c’è il declino inesorabile del malato, dall’altro c’è il caregiver — spesso un coniuge o un figlio — catapultato in un ruolo totalizzante, logorante e spesso vissuto in solitudine.
Il mito della resilienza familiare maschera una realtà fatta di abbandono e di fatiche estreme. Il caregiver affronta turni h24, privazione del sonno e il logoramento emotivo di assistere a un lento “lutto bianco”.
A questo si aggiunge spesso un costo sociale altissimo: il sacrificio della propria carriera e del lavoro. Per far fronte alle richieste continue dell’assistenza, molti caregiver sono costretti a ridurre l’orario, a chiedere permessi continui o a lasciare del tutto il lavoro. Questo comporta non solo una grave perdita economica e previdenziale, ma anche la privazione del proprio ruolo nella società, dell’autonomia e di quello spazio di identità professionale che rappresentava un’importante boccata d’ossigeno fuori dalle mura domestiche.
Quando il tempo, le energie e le risorse psichiche vengono completamente assorbite dall’accudimento, gli altri ruoli subiscono un cortocircuito:
Il caregiver si rifugia spesso totalmente nel malato per evitare la complessità delle altre sfere di vita che non ha più la forza di gestire, rischiando però di annullarsi.
La gestione di un carico così totalizzante non deve però tradursi in una solitudine senza via d’uscita. Nel mio studio, queste dinamiche complesse trovano uno spazio protetto in cui essere accolte, decostruite e rielaborate. Lavorare insieme significa dare voce al dolore e all’ambivalenza, legittimare i propri bisogni — compreso il diritto a non sacrificare ogni altra sfera della propria esistenza — e ridefinire i confini relazionali.
La demenza trasforma radicalmente i legami, ma non deve cancellare l’identità di chi resta. Affrontare e gestire queste dinamiche è possibile: chiedere aiuto significa scegliere di non percorrere questo viaggio completamente da soli, restituendo dignità e respiro a ogni singola relazione che compone la propria vita.
Dott.ssa Tiziana Spadavecchia Psicologa, Psicoterapeuta e Sessuologa clinica https://psicologatizianaspadavecchia.it
